Tre giorni nelle Blue Mountains, e non in quelle che vi aspettate voi

13/16 AgostoIMAG0571

Credo che potrebbero darmi un premio:la persona che ha scelto di visitare i luoghi più remoti e meno turistici delle Blue Mountains. E di certo una delle poche italiane ad essere stata in alcuni di questi. A mezzogiorno abbiamo lasciato Sydney muniti di cibo e bevande e di X-Trail blu metallizzata, così lucida da potercisi specchiare. Avrei dovuto fotografarla. Non sarebbe mai più stata così. Non è passato molto Dai 25 gradi di Sydney ai 15 delle foreste e dei parchi nazionali delle Blue Mountains, chiamate così perché gli eucaliptus, di cui queste foreste sono fatte all’80%,rilasciano nell’aria una sostanza che a contatto con questa la fa diventare azzurrina. Man mano che viaggiamo l’aria si fa fine, il traffico si dirada, passiamo attraverso quelle cittadine dei telefilm, formate da un gruppo di case, qualche motel, una chiesa e una pompa di benzina. Pausa pranzo a Katoomba, che con i suoi 20.000 abitanti è una delle cittadine più grandi della zona, e in particolare di fronte alle Three Sisters, un gran picco montuoso a tre punte che ricordano un po’ le tre cime di Lavaredo o le torri del Vajont nelle nostre e Dolomiti. Tutt’intorno foreste a perdita d’occhio. “Chissà come sarebbe trovarcisi in mezzo”, mi sono detta. Non sapevo che lo avrei scoperto presto. Ma qui devo aprire una parentesi per ribadire: ma quanto sono gentili gli Australiani? Lo avevo notato già a Sydney, ti fanno passare anche se attraversi in mezzo alla strada, sono tutti grandi sorrisi e se ti vedono un attimo dubbioso sulla strada da percorrere non esitano a fermarsi per chiederti se hai bisogno di aiuto. E visto che l’inglese australiano è un po’ diverso da quello americano o dell’Inghilterra, se si accorgono che non capisci mentre parlano, ripetono in modo più chiaro senza che tu glielo chieda. Non come i francesi che, se gli chiedi un’informazione in inglese, ti rispondono in francese, ovvero: ti capiscono ma non vogliono aiutarti. Se già a Sydney erano tutti carini, gli abitanti delle Blue Mountains erano di una gentilezza quasi imbarazzante. Un esempio tra i tanti: mentre cercavamo i soldi per il parcheggio a Katoomba ci siamo accorti che ci mancavano delle monete e ci siamo avvicinati a un signore per chiedergli se poteva cambiarci 5 dollari in spiccioli. “quanto vi serve?”, ci ha chiesto. E noi: “un dollaro”, e lui:”Ma ve li do io!”, accompagnando le monete da un sorriso ne. Eravamo basiti. Ma non si sono fermati qui, in tre giorni abbiamo ricevuto upgrade gratuiti negli hotel, sconti per pranzi e cene, tante informazioni sulle strade da percorrere e sui migliori itinerari e piacevoli chiacchierate. Ma tornando al viaggio, in tre giorni abbiamo visitato:

Yerranderie, nei primi del ‘900 fiorente cittadina mineraria posta  sotto a una miniera d’ argento e ora ghost town al centro di tre parchi nazionali.

Mount Victoria, villaggio di 2/300 persone e località più alta delle Blue Mountains, Hertley, altra cittadina mineraria abbandonata.

Glen Davis, punto di accesso al Canyon, il secondo più grande del mondo dopo il Gran Canyon e sede di magnifiche rovine del suo passato industriale, come il centro di produzione di carbone più grosso della zona.

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