Sydney parte seconda. Dilemma: gli australiani sono tutti atleti o siamo noi troppo lenti?

11\13 Agosto

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Gli australiani sono un popolo di atleti, o almeno lo sono gli abitanti di Sydney. Il treno che dall’aeroporto portava in centro città e poi fino a una delle spiagge più famose del continente, Bondi o come si pronuncia qui” Bondy”, era zeppo di giovani\meno giovani con pantaloncini e scarpe da corsa. Ed erano le 8 del mattino. “Ma sarà una coincidenza”, mi dico. Arrivati alla stazione di Kongs Cross, nel tragitto di 10\15 minuti a piedi che ci separava dal nostro hotel ne avrò visti una decina, tutti con pantaloncini, occhiali da sole e cardiofrequenzimetro. C’erano anche nel primo bar sulla strada che abbiamo trovato: noi lì a strafogarci per una colazione che il nostro stomaco reclamava come cena, loro a correre sul posto aspettando un caffè take away. Ne avremo incontrati a decine in 2 giorni a Sydney, anche alle 10 di sera. E, in generale, l’abbigliamento prettamente sportivo di molti di quelli che camminavano suggeriva che stavano andando a correre, o tornavano a casa dopo aver finito.

Parchi, marciapiedi, porto, mattino presto, pausa pranzo: l’abitante di Sydney corre, punto. Sarà perché vogliono essere in forma per l’estate ormai prossima, o come mi dice ridacchiano la mia amica di Sydney Cherrylin: “Di solito noi australiani beviamo molto, e almeno con la corsa si smaltisce in fretta”. Sarà. Comunque in città è tutto tarato alla loro velocità, anche la durata del verde per i pedoni. Spesso ci si ritrovava a correre per gli ultimi 5 metri per non essere investiti. Comunque, dopo esserci fatti superare da una ragazza con un piede ingessato, un moto di orgoglio ci ha obbligato a velocizzare di molto il nostro passo. E subito abbiamo capito perché andavano tutti vestiti molto più leggeri di noi. Con due soli giorni a disposizione non abbiamo potuto visitare che le attrazioni più turistiche: l’Opera House, i Botanic Gardens, la zona della Circular Quay, Town Hall, e dare un’occhiata ai quartieri di Paddington e Surry Hills, pieni di ristorantini, villette a due piani in stile inglese e negozi vintage che non ho potuto fare a meno di onorare con una visita. IMG_20130815_225801 IMG_20130815_225845 IMG_20130815_225830 IMAG0539 IMAG0556 IMAG0528

Imperdibile il quartiere di The Rocks, affacciato sull’Oceano e primo insediamento dei coloni a Sydney. Oltre al vagabondaggio canonico, vale la pena visitare Susannah Place, al 58-64 di Gloucester Street, un “living Museum” formato da 4 casette a due piani e un negozio di alimentari, tra i primi a essere costruiti in città (Sono del 1866). Le villette e i cortili sono conservate perfettamente con tutti gli arredi dell’epoca, anche se in ogni casa è rappresentato un periodo diverso nel quale furono abitate, dal 1866 al 2006, anno in cui gli ultimi guardiani lasciarono il gruppo di case. Un viaggio attraverso la storia dei molti immigrati che arrivarono qui, illustrata splendidamente dalla guida, che parlava anche italiano. Tutto per soli 8 AUD, circa 6 euro. A metà degli anni ’70 del secolo scorso il governo di allora premeva per abbattere tutti gli edifici del quartiere e rimpiazzarli con orridi ma più remunerativi grattacieli. Tutti gli abitanti di Sydney lottarono pacificamente con petizioni, sit in, lettere di protesta alle amministrazioni locali e nazionali ed è grazie alla loro lungimiranza e perseveranza che si deve la salvezza di The Rocks. Per la pausa pranzo, il brunch o la colazione consiglio vivamente The Fine Food Store, in Kendall Lane, ben celato in una viettina di The Rocks. È un locale a metà fra un negozio di alimentari gourmet (a prezzi parecchio elevati, esempio: un Bacio Perugina a 1,50 AUD), una caffetteria e una trattoria. Offre cibo biologico e vegetariano a prezzi più bassi che in altri locali della zona, e un ambiente vintage piacevole e curato. IMAG0495

Alexis Paparo

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