Macchinone o pandino? Il dubbio amletico è durato poco

la nostra auto australiana

la nostra auto australiana

In Australia ci muoveremo così. L’idea iniziale era di affittare un pandino o simili, “tanto siamo solo in due e non abbiamo bisogno di tanto spazio”. Poi abbiamo fatto il calcolo dei km da percorrere. 3100: più di due volte l’Italia. Facendo due conti, staremo più in macchina che in hotel/motel/ostelli oltre al fatto che rimanere fermi nell’outback perché senza benzina a causa di un serbatoio troppo piccolo non è la mia idea di “vacanza all’avventura”; quindi, un po’ di comodità e sicurezza in più non guasta. Inoltre, il sito del dipartimento Parchi Nazionali Australiani del Queensland raccomandava la scelta di un 4×4 per raggiungere e visitare i parchi. Perché non si può andare in Australia e tralasciare i parchi, Oltre a Uluru c’è di più. Ve ne sono tantissimi e diversissimi, si va da quelli immersi nell’outback, o sulle montagne, ricchi di vegetazione o quasi desertici, puro patrimonio naturalistico o che inglobano altri siti, come piccole cittadine minerarie ora abbandonate o siti aborigeni. Sono forse la ricchezza più grande del Paese (più info qui) e non potevo farmeli scappare, infatti ne visiterò tre: il Parco Nazionale della Blue Mountains, il Currawinya National Park e il Carnavon National Park , che descriverò più avanti. Per prenotare l’auto ho usato Rentalcars.com, sito che aggrega varie compagnie di affitto veicoli già sperimentato più volte in altre vacanze “on the road” che anche questa volta non mi ha deluso. Non so come facciano: o sono particolarmente onesti loro, o particolarmente disonesti gli altri, visto che per 12 giorni di macchinone con franchigia che copre anche il minimo graffietto, ho speso esattamente la metà i quanto mi avevano proposto gli altri. Basta dire che con lo stesso prezzo dell’x Trail con gli altri avrei preso il pandino.

Preso possesso del macchinone, alla questione spostamenti non ci abbiamo più pensato. Male, molto male. A circa un mese dalla partenza non so chi mi ha detto:”guarda che forse per guidare lì serve la patente internazionale… dai un’occhiata”. Detto fatto. Ed era vero. Per fortuna il risultato è stata una giornata infernale passata tra bollettini, marche da bollo, poste e ufficio della motorizzazione. Dopo  dieci giorni il foglietto con la traduzione della patente (ecco cos’è la famosa patente internazionale) è arrivata a casa tutto si è risolto. (Più info qui e qui )

Ah, ovviamente anche in Australia, come in tutte le altre ex colonie inglesi, si guida a sinistra.

Alexis Paparo

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Capitolo sistemazione: essere salvata dall’uomo Trivago

L'uomo Trivago, a.k.a Christian Goran

L’uomo Trivago, a.k.a Christian Goran

Il titolo del post è azzeccatissimo, tra poco capirete perché.

L’Australia è cara, mi dicevano. “Si vabbè, vivo a Milano”, rispondevo. “Più cara di Milano”, “Sarà più o meno come l’America: sono stata a New York e San Francisco e alla fine sono sempre stata nel budget, lì la moneta è anche favorevole per noi italiani”. “Più cara anche di New York”. “Sì, vabbè”.

Era vero. Il capitolo sistemazioni è stato abbastanza penoso, tanto che non mi sono ancora decisa a prenotare l’ultima.

Un ostello australiano costa quasi quanto una doppia vista mare alle Cinque Terre, quelli che hanno un prezzo umano promettono di farti vedere e vivere  esperienze della serie “cose che voi umani non potete neanche immaginare” (la parola “bed bugs” era la più gettonata nei commenti degli utenti), osservando le pagine degli hotel/motel/ostelli/pensioni con buone recensioni più di una volta mi sono scoperta a pensare a come potesse essere comodo dormire nella nostra bellissima macchina a noleggio (ne parlerò più avanti).

Del resto, non è che avessi grandi pretese: una camera doppia, con o senza bagno in camera, pulita e abbastanza in centro. Era chiedere troppo?

Così è partita la sfida:  ho stabilito il budget, in un modo o nell’altro non avrei voluto spendere più di 700 euro per la sistemazione notturna, e ho iniziato a fare ricerche mirate, incrociando i commenti di Tripadvisor con siti di hotel australiani e internazionali come i soliti Booking.com, HostelBookers, Vipbackpackers, Hostelz, e alcuni appena scoperti come Agoda e Airbnb (ottimo sito di affitto da privati, che consiglio per vacanze stanziali, ma che per una “on the road” come la mia non era il massimo).

Poi  dai meandri della memoria è riemerso lui, l’uomo Trivago. (Per chi volesse una rinfrescatina ecco di chi parlo:

L’uomo Trivago mi ha fatto ricordare del sito omonimo (sarebbe il contrario a dire il vero) che confronta i prezzi di 199 siti web. E il budget si è salvato. Mi manca ancora una sistemazione da prenotare ma sono ampiamente sotto i 700 euro. E l’ultima notte a Sydney la passerò in un quattro stelle affacciato sul porto che senza Trivago mi sarebbe costato più del doppio.

Alexis Paparo

Primi passi: mia madre, le sette fasi di elaborazione del dolore, il Visto e l’Assicurazione Sanitaria

(pixers.it)

(pixers.it)

Avrei voluto avere una macchina fotografica per immortalare mi madre quando le ho detto del viaggio australiano. La sua espressione è stata esattamente questa. Le parole sono arrivate dopo un po’. E non sono state piacevoli. Le fasi di elaborazione del dolore. Ecco, credo che le abbia passate anche lei, e devono essere state più o meno così:

shock: (“hktvfp!!fjpbf!!fobjspojrf!!”)

rifiuto:(“no, tu non ci vai”)

senso di colpa: (“oddio, vuoi scappare da me, cosa ti ho fatto?”)

paura: (“verrai mangiata da un coccodrillo, da uno squalo, verrai presa a pugni da un canguro, morsa da un ragno mortale”…e infinite variazioni sul tema)

rabbia: (“basta, tu non ci vai!!”)

depressione: (“tu ci vai e io non ti rivedrò mai più…”) 

accettazione: (va bene, ci vai però prendi tutte le precauzioni, ok?)

Scherzi a parte, il “prendi tutte le precauzioni” di mia madre si è trasformato presto in: telefonate a tratti angosciose con informazioni di vitale importanza per la partenza (“Devi andare all’Ambasciata, fatti controllare il passaporto!”,”Mamma il passaporto è ok, all’ambasciata perdo solo tempo”” Vai lì che ti danno tutte le informazioni” “Mamma ho una guida di 1000 pagine e un pc”,”Devi fare il visto!”, “No mamma, devo fare solo una procedura online”, “Secondo me se vai all’Ambasciata ti spiegano meglio”)

per il viaggio (“Come farete con la macchina, lì guidano al contrario! E per la patente, ho letto su internet che non vale! C’è da fare una procedura, vai all’Ambasciata che ti chiariscono tutto!”)

per la salute (“Devi fare l’assicurazione sanitaria! E appena arrivata in Australia devi registrarti in un ambulatorio, così ti attivano Medicare, ME-DI-CA-RE, hai scritto? E portati sempre dietro il Bentelan, è un salvavita!”)

E per concludere in bellezza, ecco la scrivania della mia camera. Durante la mia assenza è diventata così:

la mia scrivania sommersa dai fogli stampati da mia madre

la mia scrivania sommersa dai fogli stampati da mia madre

 Ammetto che la tentazione di ignorare il tutto c’è stata, ma dopo aver letto la lista dei principali animali mortali in Australia, sull’assicurazione sanitaria  ci ho fatto un pensierino. All’inizio mi sono informata su medicare, il sevizio sanitario australiano, a quanto pare uno dei migliori del mondo. Per gli italiani tutto bello, tutto gratis, grazie agli accordi di reciprocità Sanitari (RHCA) formati tra l’ Australia e la madrepatria.Peccato che al medicare ci si debba iscrivere, andare in ufficio, portare con sé documento del SSN, fare la coda, fornire un indirizzo un indirizzo fisso (che non ho perché farò 3000 km in macchina ) al quale medicare invierà per posta la tessera di iscrizione e poi aspettare 10 giorni l’arrivo della suddetta. (Più info qui e qui ). Peccato che io in Australia stia solo 18 giorni. E allora? Partendo senza nulla avrei causato un infarto alla mia povera mamma, e diciamocelo, io stessa mi sarei sentita più sicura con una copertura sanitaria e allora ho pensato alle assicurazioni a pagamento.

 All’inizio i costi sembrano rilevanti (anche più di 300 euro),ma dopo aver cercato un po’ online ne ho trovato una davvero vantaggiosa e completa, che abbraccia tutto il viaggio: Columbus assicurazioni, meno di 100 euro per due persone per 18 giorni. Ed è attivabile online anche il giorno stesso della partenza.

Il capitolo Visto si è chiuso più velocemente: per gli italiani basta andare sul sito del Governo Australiano e fare la procedura per ottenere un EVisitor. A me è arrivata la risposta in mezz’ora, con allegato un documento che dovrò portare con me durante tutta la vacanza. Fatto dal letto, alle 10 di sera. Senza andare in ambasciata. Con buona pace di mia madre.

Alexis Paparo

Si parte

La mia guida Australiana

Ci siamo. Tra 18 giorni inizierà il viaggio. Il secondo, quello vero. Il primo, che sta per finire, è iniziato tre mesi fa, quando mi hanno regalato questa guida e un biglietto A/R per Sidney. In mezzo 18 giorni in Australia tutti da inventare. Ora che tutto è (più o meno) pronto per la partenza posso dire che:

-Avevo sentito parlare solo di Sydney e delle spiagge del Queensland, ma forse la sua parte più affascinante rimane l’Outback, il deserto, che ricopre il 35% della superficie australiana.

-E’ il Paese dei primati: c’è il secondo canyon più grande al mondo, la barriera corallina più estesa della Terra, (si vede anche dallo Spazio) e la concentrazione di animali più mortali del pianeta.

-Le riserve naturali sono così tante che quasi equiparano le città3100 km di strade sterrate e secondarie in 18 giorni si possono fare: con una 4×4, la lista dei distributori di benzina, e gli AC/DC nello stereo. 

L’Australia è cara ma se ci si ingegna ce la si può fare con meno di 1500 euro, escluso il volo A/R per l’Italia, e ve lo dimostrerò.

Ecco l’itinerario:
l’AUSTRALIA che ho scelto di percorrere. Nei prossimi post parlerò delle mete, di come ho organizzato il viaggio, dei documenti necessari, degli spostamenti, di hotel e ostelli, di precauzioni varie. Viaggiate con me.